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	<title>Prof. Roberto Binazzi &#187; ortopedia</title>
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	<description>Roberto Binazzi medico specializzato in ortopedia e chirugia artrosica, displasica e artrosi</description>
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		<title>Smartphone: in futuro tutti potremmo soffrire di artrosi</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 19:18:22 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertobinazzi.it/wp-content/uploads/2014/12/smartphone_artrosi.jpg" rel="lightbox" ><img class="alignright wp-image-165 size-full" src="http://www.robertobinazzi.it/wp-content/uploads/2014/12/smartphone_artrosi.jpg" alt="smartphone artrosi" width="261" height="193" /></a>Gli smartphone facilitano la vita permettendo di rispondere alle email e rispondere ai messaggi istantaneamente, ma possono anche causare nuove malattie come dolore cervicale e problemi al pollice. Se n’è parlato sui media spagnoli dove chirurghi specializzati in ortopedia ed in particolare specialisti in microchirurgia della mano, hanno spiegato che <strong>l’uso di telefoni cellulari per mantenere lunghe conversazioni può causare lesioni alle mani</strong>, soprattutto sul primo dito, per il fatto che risulta essere il più usato per questi dispositivi.</p>
<p>Tali strumenti <strong>potrebbero provocare anche problemi alla schiena</strong>, soprattutto nella regione cervicale, a causa della posizione adottata durante l’utilizzo prolungato del telefono cellulare. Peraltro, le lesioni ai tendini, specialmente gli estensori del pollice, possono produrre dolore nel dito con irradiazione al polso. Uno specialista il <strong>dottor Galvan di Tenerife</strong> ha riferito che i problemi “<em>all’inizio sono occasionali e coincidono con l’uso del telefono, ma poi è possibile diventino cronici e causare dolore nei momenti in cui non li stiamo utilizzando”</em>.</p>
<p>Il <strong>dolore può verificarsi soprattutto  in corrispondenza della base del pollice</strong>, che si gonfia a causa della posizione che si adotta per digitare sullo smartphone. Un’altra conseguenza molto frequente e correlata alla patologia precedente è la compressione sul medio nervo del polso, la cosiddetta <strong>sindrome del “tunnel carpale”</strong>, una lesione la cui incidenza è aumentata nei giovani dovuta ad un uso eccessivo della mano nella vita attiva mediante l’uso del mouse computer e nei momenti di svago, con l’uso di telefoni cellulari.</p>
<p>Per il momento, per lo più si tratta di infortuni che possono essere curati con la riduzione di tali attività, con stecche protettive, farmaci anti-infiammatori e fisioterapia. Tuttavia, il chirurgo ortopedico avverte che quando queste lesioni diventano croniche possono portare a problemi degenerativi del pollice e anche sui polsi. Secondo lo specialista, <strong>gli smartphone, avendo una piccola tastiera, non sono predisposti a inviare messaggi lunghi e costantemente</strong>, mentre un uso prolungato e frequente può causare problemi soprattutto al pollice.</p>
<p>Ci sono soggetti che hanno subito lesioni usando il dispositivo mezz’ora al giorno e ci sono coloro che lo usano più tempo senza avere alcuna conseguenza a causa dell’elasticità delle articolazioni. Condizione che è il principale determinante per soffrire di alcune malattie.</p>
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		<title>Come fermare l&#8217;artrosi</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2014 17:23:53 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertobinazzi.it/wp-content/uploads/2014/12/artrosi.jpg" rel="lightbox" ><img class="alignright size-medium wp-image-145" src="http://www.robertobinazzi.it/wp-content/uploads/2014/12/artrosi-300x225.jpg" alt="artrosi" width="300" height="225" /></a>A soffrirne sono soprattutto coloro che hanno superato i sessant&#8217;anni di età e gli studi più recenti stimano che nel nostro Paese siano almeno 4 milioni le persone che devono fare i conti con l&#8217;artrosi e le sue conseguenze: fastidi e tumefazioni articolari, rigidità, dolore, progressiva limitazione della mobilità. Ma quasi un terzo (il 30%) ha aspettato almeno un anno prima di rivolgersi al medico per raccontargli questi problemi; e poco meno (il 28,4%) ha preferito sopportare il dolore piuttosto che ricorrere a qualche cura. Sono, questi ultimi, alcuni dati emersi da un&#8217;indagine del Censis presentata a Roma lunedì 24 novembre durante il Congresso nazionale della Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot). L&#8217;indagine ha coinvolto un campione di 50 medici di famiglia e di 250 persone affette da artrosi, di cui il 30% già sottoposto a un intervento di artroprotesi.</p>
<p>Un altro dei problemi riscontrato dall&#8217;indagine, illustrata da Ketty Vaccaro, responsabile del settore Welfare del Censis, è il continuo rinvio tra più specialisti che, in genere, è terminato solo grazie alla richiesta del paziente stesso di effettuare una radiografia per arrivare a una diagnosi definitiva. A denunciare il problema soprattutto i pazienti del Nord e Centro Italia (59,3%). Inoltre, a poco meno della metà (47,2%) dei pazienti è stato consigliato l’intervento chirurgico dallo specialista privato: dall&#8217;indagine risulta infatti che il ricorso all’impianto della protesi è valutato come più indicato solo nei casi in cui il paziente non sia più autonomo (52,0%). Ciononostante, il 76,4% dei pazienti sottoposti a intervento hanno affermato che la terapia più efficace è proprio quella chirurgica. Più della metà dei medici (54,4% del campione), poi, ammette la necessità di una maggiore informazione sulla malattia. Infine, la stragrande maggioranza (83,3%) dei medici di medicina generale che hanno dichiarato di consigliare ai pazienti la struttura a cui rivolgersi per l’intervento ha risposto di basarsi sulle indicazioni fornitegli dai medici specialisti di propria conoscenza, mentre non sono stati indicati come criteri utili né il numero di interventi eseguiti nei centri né la lunghezza delle lista d’attesa.</p>
<p>«L’artrosi è una patologia invalidante – sottolinea Gabriella Voltan, presidente dell&#8217;Associazione nazionale malati reumatici (Anmar) &#8211; i cui sintomi sono responsabili di un significativo calo della qualità di vita delle persone che sono costrette a convivere con questa malattia. Noi sappiamo quanto sia importante ricevere le cure appropriate in tempo e come l’informazione corretta giochi un ruolo determinante per facilitare una scelta tempestiva tra le diverse opzioni terapeutiche disponibili».</p>
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